Cosa c’entra la Terra Santa con il Ju-Jitsu? Quale legame unisce una disciplina marziale ad un luogo dove si è fatta la storia dell’uomo? Quanti interrogativi ci poniamo nella nostra vita a cui spesso non riusciamo a dare risposte. Ma qui inizia una storia, una storia importante, particolare, che non solo unisce e chiude un cerchio, ma che scivola nel profondo del nostro pensiero giù fino alla nostra anima.
Caldo, e un cielo mozzafiato, una costante percezione di sorveglianza che ti fa sentire seguito, controllato, ascoltato. Uno strano mix di odori e musiche, di sapori tipici mediorientali e nei bellissimi occhi dei giovani un prepotente desiderio di normalità, di vita.
Questo è Israele, una terra che racchiude al suo interno sofferenza, orgoglio patriottico ma anche tanta speranza, quella speranza che scaturisce dalla forte fede in un Dio che ci accomuna e che ci divide, ma pur sempre lo stesso Dio infinitamente misericordioso.
Il Signore infatti, ha scelto questa terra, la più povera, la più discussa e tormentata, per manifestarsi in tutta la sua miseria, la sua umiltà, scegliendo per farlo non un re di grande stirpe, partorito all’interno di una grandiosa fortezza circondato da un potente esercito a vegliare sulla sua incolumità, bensì un piccolo anonimo innocente bambino, così povero da non avere neanche la possibilità di venire al mondo in una tiepida camera d’albergo, ma in una squallida, fredda e sporca grotta, scaldato dal fiato di due animali da stalla.
Le guardie schierate a protezione della sua fragile vita, non erano generali e truppe scelte, ma solamente un umile falegname e una Donna, che all’epoca era considerata alla stregua di una schiava, eppure… che Donna. Tuttavia questo fanciullo, che non aveva ne scettro, ne trono, ne corona, ne oro, appena nato ha ricevuto la visita di tre importanti re, venuti da molto lontano inviati dal sovrano di tutta la Terra Santa dell’epoca, un certo Erode, i quali appena visto il bimbo si prostrarono davanti ad esso in adorazione porgendogli come miseri servitori i famosi tre tesori. Quale mistero e fascino ha un evento quasi paradossale dove il Re dei re nasce nella più assoluta umiltà? Che strano tipo di Re era mai questo? Ognuno tragga la sua considerazione.
Il resto della storia più o meno la conosciamo tutti ed è importante ricordarsela perché il valore dell’umiltà è proprio la virtù essenziale del Ju-Jitsu ed è proprio quella virtù trasformante che fa si che un allievo si forgi nel carattere e nel temperamento per diventare un grande maestro, saggio ed equilibrato. Già, perché la tecnica non è tutto come diceva un gigante delle arti marziali. Non è forse vero che il più grande dei maestri è il più umile degli allievi? Non è forse vero che Dio si è fatto piccolo per manifestarsi, e prima di essere tradito lavò i piedi ai suoi discepoli facendosi ancora più piccolo e umile pur conoscendo in anticipo la sua fine? Un aspetto, l’umiltà, che unisce i due elementi qui trattati. La dolce arte, e la Terra Santa.
È importante ricordare che il Ju-Jitsu per sua natura è composto da diverse dualità, due facce facenti parte della medesima medaglia, due lati, due punti di vista, yin e yang. Ad esempio, il ruolo di attacco e di difesa, oppure i due aspetti diametralmente opposti dell’allievo e del maestro, o ancora, la coordinazione psico-motoria ovvero l’unione istantanea tra pensiero e movimento, l’aggressività e il controllo, ecc.. Questi duplici aspetti sono parte integrante e imprescindibile del Ju-Jitsu senza i quali non potrebbe sussistere. La dualità della dolce arte e accomunata alla Terra Santa perché essa come il Ju-Jitsu è composta da molte sfaccettature contrapposte.
Gli israeliani da una parte e i palestinesi dall’altra, o anche, il Santo Sepolcro, il santa sanctorum per i cristiani e la spianata delle moschee dopo la mecca secondo luogo per importanza per la religione musulmana, o invece, la ricchezza e la povertà, zone per uomini e zone per donne, e via dicendo. Una fusione di dualità che ritroviamo perfettamente sia dalla parte del Ju-Jitsu che dall’altra. Ma il Ju-Jitsu si basa anche sui cinque principi di dinamica tecnico-motoria: movimento, coordinazione, velocità, potenza, i quali danno forma all’ultimo elemento che è l’espressione. Tutti costituenti che ritroviamo nell’energica mentalità ebraica.
Esiste un altro nesso, infatti è consuetudine pensare alle arti marziali come a discipline severe che insegnano fondamentali importanti che solo una dottrina orientale può trasmettere. Tutto questo non è precisamente corretto. Non perché non sia così, ma semplicemente perché la nostra cultura cristiana racchiude già in se tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che nell’insegnamento marziale e nei dojo dovrebbe essere naturale seguire. Fin troppo spesso risulta più comodo pensare a terre lontane e delegare un maestro nell’educazione del proprio bimbo, anziché prendere profonda coscienza delle proprie responsabilità, e istruire i figli secondo la nostra fede, la quale non solo ci farebbe sentire genitori migliori ma preparerebbe il bambino già al consolidamento dell’umiltà, della solidarietà, dell’educazione, del rispetto, della lealtà e non alla loro scoperta. Ma questo è un tema delicato che qui non intendo affrontare. Comunque, anche in questo, tra Israele e il Ju-Jitsu esiste un forte punto di unione.
Dicevamo prima dei sapori e degli odori tipici della zona mediorientale. Negli stretti vicoli color sabbia possiamo sentire un miscuglio di voci e musiche che fanno salire alla mente vecchi film di incantatori di serpenti e maharaja. In realtà chiudendo gli occhi è possibile viaggiare nel tempo ascoltando la voce della vita israeliana e i forti odori delle spezie come il coriandolo, il curry, lo zafferano, mentre nelle facce sorridenti di Gerusalemme, l’invito ad entrare nei negozi non è mai prepotente e sgarbato come a volte mi è capitato in alcune medine, ma estremamente educato e gentile. L’atmosfera magica che si avverte e l’intensa sacralità, sono in assoluto i sapori più forti che si respirano in tutta la Città Santa, dal muro del pianto, al monte degli ulivi, al Santo Sepolcro, alla chiesa del Getsemani. Un breve ma intenso tour per tutta la delegazione internazionale della World Ju-Jitsu Federation.
Ma Israele non è solamente sacralità e connubio tra religione e dolce arte ma anche terra di grandi esperti nel Ju-Jitsu a partire dal padrone di casa, il maestro “Amir Barnea”, vecchio amico dell’Italia e della rappresentanza nazionale.
Amir, ci ha invitati per festeggiare insieme al Soke Clark, GSB, il maestro finlandese Auvo Niniketo, il maestro David Toney proveniente dall’Irlanda e i rispettivi accompagnatori, il ventennale della presenza del Ju-Jitsu Wjjf nella sua nazione. L’accoglienza calorosa dall’aeroporto “Ben Gurion” di Tel Aviv in poi, si è manifestata nella sua pienezza all’interno del palazzetto dello sport preparato per i festeggiamenti e per lo stage.
La partecipazione da parte della delegazione israeliana è stato decisamente intensa, tanti “gi” accorsi per non perdersi le perfomance dei maestri di altre nazioni. Il grandissimo tatami organizzato in sei zone-lavoro ha alternato i vari docenti che si sono esibiti. Per la Wjjf Pma Italia, il maestro Guido Nicoli di Carrara commissario tecnico nazionale e io, come rappresentante ufficiale in veste di presidente nazionale.
Devo dire sinceramente che insegnare a fianco di 7°e 9° Dan è stato per noi, non solo un grande onore ma anche una grande emozione, ampiamente compensata dalla straordinaria attenzione con cui allievi e istruttori israeliani, con eccitante complicità assistevano alle tecniche da noi dimostrate, talvolta non comprese a causa della nostra rapidità di esecuzione. L’emozione ha toccato l’apice, quando il Soke alla fine dello stage insieme al presidente internazionale hanno donato un particolare riconoscimento al maestro Amir, come segno di grande amicizia e dedizione dimostrata in venti anni di duri sacrifici.
Dopodiché è toccato a noi consegnare il grande quadro con all’interno una speciale targa incisa, fatto fare appositamente per l’evento, come attestazione della forte unione di solidarietà tra Italia e Israele, due paesi tanto distanti ma fortemente uniti ai piedi della bandiera Wjjf.
Terminato lo stage e il meritato relax in albergo, la sera a “Jaffa” una tipica località marittima ai confini sud di Tel Aviv, il congresso è proseguito con la serata di gala all’aperto, presso un ristorante caratteristico dove abbiamo potuto degustare i vini locali e i piatti tipici della cucina ebraica, come l’humus, il labaneh, il pane pita, le zuppe e gli arrosti. Una serata particolare trascorsa con i maestri ed allievi israeliani al nostro tavolo, intenti a domandare e ad ascoltare sulle nostre esperienze marziali, condite da tante risate.
Un atmosfera carica di amicizia amalgamata da questa grande infinita passione che ci unisce, il Ju-Jitsu. I restanti giorni, sono trascorsi visitando i siti storico-religiosi finendo sulle spiagge bianche del mar morto, dove prima di galleggiare sulla superficie dell’acqua più salata al mondo, abbiamo fatto tappa a ”Masada”, antichissima roccaforte costruita su un altipiano, dove il famoso re Erode difeso dalle alte mura di cinta sovrastanti le immense vallate di fronte alla Giordania, comandava sulla vita e la morte del suo popolo, compreso un piccolo bambino di nome Gesù su cui ricordiamo, tutto il suo potere non ha avuto efficacia.
Che terra straordinaria, tormentata e piena di contraddizioni, carica di tutta la storia di cui l’uomo ha rimembranza, nata e vissuta in battaglia, prima con spade e scudi poi con carri armati e bombe. Auguriamoci davvero che un giorno non troppo lontano, l’eterna dualità del bene e del male, del popolo palestinese e quello israeliano, del nemico e dell’amico, si fonda finalmente in una sola unica e compatta condizione di fraternità e di autentica amicizia. Chi sa, forse allora anche nel Ju-Jitsu non coesisteranno più così tanti tipi di dualismo.
M° Adriano Busà
Presidente Nazionale Wjjf Pma Italia
Sottolineiamo la perfetta performance del demo team di Carrara rappresentato da Matteo Nicoli, Matteo Bianchi e Giulio Guidotti, che con la loro esibizione di kobudo e di tecniche si sono guadagnati il lungo ed energico applauso di tutto il parterre, dimostrando ancora una volta quanto sia elevata la qualità del Ju-Jitsu italiano. Uno speciale elogio al mio caro amico e collega Guido Nicoli che dopo tanti anni di duro lavoro ha raccolto meritatamente, ottimi frutti.
Un mio personale sentito ringraziamento e congratulazioni a tutti voi.
I partecipanti della Wjjf Pma Italia al congresso del ventennale in Israele:
M° Adriano Busà presidente nazionale, M° Guido Nicoli commissario tecnico nazionale, M° Matteo Nicoli DT della città di Lucca, M° Giulio Guidotti, M° Matteo Bianchi, Laura Nicoli. La Wjjf Pma Italia ringrazia le compagne dei maestri, Matteo Nicoli e Matteo Bianchi, per la preziosa partecipazione alla produzione fotografica dell’evento, senza di esse sarebbe stato solamente puro ricordo.