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06/08-11-2009: WJJF PMA ITALIA - IL JU-JITSU E' SOLO UN MEZZO

foto di gruppo dei partecipanti al masterclass di LiverpoolCi sono molti modi per raccontare un viaggio. Possiamo iniziare accennando alla partenza, descrivere i paesaggi in maniera dettagliata, parlare dei luoghi e del tempo incontrato, ma tutto questo ha un sapore solamente razionale, freddo, schematico, che tralascia la parte più importante, più intima; l’esperienza. Cercherò quindi di entrare in punta di piedi, in quell’aspetto così interiore e personale che abbiamo condiviso io e i miei compagni, durante il viaggio a “Fazakerley” nella sede mondiale della Wjjf a Liverpool.
Il viaggio che tenterò di narrare, parla di un cammino esplorativo in un paese misterioso che solo pochi veramente conoscono. Potremmo dire che in alcune circostanze, è un luogo molto ostile e impervio, che quasi spaventa, altre meraviglioso e ricco di fantastici paesaggi, un posto che allo stesso tempo assume contorni familiari e irriconoscibili. Comunque sia, è uno territorio in cui dobbiamo andare, e con cui dobbiamo fare i conti.

i commissari tecnici nazionali davanti all'ingresso dell'ufficio del Soke Robert ClarkLa località di cui vi sto parlando si trova molto vicino, talmente vicino che ciascuno la conserva dentro di se.

L’inizio di questo viaggio incredibile, ha principio molti anni fa e da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti, molte sono state le esperienze vissute e le persone incontrate. Forse, quella più importante è quella della presa di coscienza dei propri limiti, delle proprie difficoltà, ma anche delle virtù individuali e della determinazione che un soggetto può manifestare nel momento necessario.

“Il Ju-Jitsu è solo un mezzo.” Dice Robert Clark. Niente di più vero!

Partiamo per gradi.

i commissari tecnici nazionali nel dojo di fazarkleyQuando sono arrivato a Pisa la mattina del 6 novembre alle 04.00 circa per prelevare il Maestro Colombini, avevo gli occhi talmente abbottonati che pensavo non mi si aprissero più. Non che il maestro pisano fosse messo meglio, intendiamoci, comunque, ci siamo fatti coraggio e siamo partiti alla volta di Venturina (LI) per raggiungere il terzo elemento della nostra storia, il Maestro Enrico Vignali. Arrivati puntuali per l’orario stabilito, con pochissima meraviglia abbiamo trovato un’altra persona nelle nostre stesse identiche condizioni. Montati in macchina tutti assieme, abbiamo proseguito in direzione sud per Roma, destinazione Ciampino dove ci attendeva il volo delle 10,30 per Liverpool.

i commissari tecnici nazionali in compagnia di Matthew Rinaldi e di Brian TrubyIn auto, ripensando a questo e a quell’episodio, ci siamo fatti molte risate, ma smesso di parlare e di sorridere, durante la guida, vedevo dallo specchietto e accanto a me, i volti dei miei compagni impegnati nell’osservare il paesaggio che scorreva, assorbiti ognuno dai propri pensieri e ricordi.

Ad un tratto, nel silenzio dell’abitacolo un ritorno alla realtà, il click della freccia, e subito “che fai?” e io con una sola parola ho chiarito le idee. “Caffè!”. Una stiratina e appena entrati, in simpatico accento romano il barista ci chiede cosa volessimo da bere avendoci già servito i croissant.

Andrea Colombini e Adriano Busa' con il Dt israeliano Amir BarneaIl tipo, attacca subito un’ omelia, perché sulla provinciale dove si affaccia il bar, le auto sfrecciano veloci, e la Polizia fa multe a raffica, compresa la sua, che abitualmente adopera per andare al lavoro. Inutile dire che era arrabbiato e che scuoteva la testa. Comunque con un sorriso, anche se ironico, sdrammatizzava. Un uomo estroverso che ci ha fatto ridere da matti, nonostante l’orario del primo mattino. Siamo ripartiti con nuove energie, commentando l’accaduto e ripensando allo stesso tempo agli insegnamenti del Maestro Clark in merito ai rapporti umani. Infatti come dice sempre lui è importante avere una mentalità aperta e creare “good connection”. Lungo i chilometri, oltre a scivolare tanta acqua sui vetri sono scivolati anche i nostri discorsi sulle esperienze che ci hanno fatto maturare fino a diventare Maestri, e referenti nazionali. Ognuno di noi tre manifestava le sue impressioni su vari argomenti e su come sia stato difficile o semplice, sviluppare in positivo, certi aspetti personali, grazie al Ju-Jitsu.

Poi ad un tratto Roma, con il suo leggendario traffico, ti comprime come farebbe un imbuto con il liquido che si condensa in un punto solo. Per fortuna l’aeroporto è vicino.
Dopo non poche peripezie, tra biglietti, controllo passaporti, chiamate da parte dell’ufficio informazioni, ispezioni con lo scanner ripetute più volte, e una fila interminabile per salire, ci siamo imbarcati aspettando il decollo. In volo andavamo ad intermittenza tra un breve sonnellino, due chiacchiere ed una risata per un panino terribile che pareva di gomma.
 Arrivati al “John Lennon Airport” di Liverpool una faccia amica ci aspettava all’uscita, quella di “Beryl” la compagna del Maestro. Un Breve ma intenso abbraccio, ci ha fatto sentire a casa, poi tutti in auto destinazione “Fazakerley”. La spumeggiante Beryl ci ha condotti al quartier generale della World Ju-Jitsu Federation, dove un ancor più caldo abbraccio ci attendeva, era quello del Maestro Clark che invitandoci ad entrare in ufficio ci ha mostrato subito delle vecchie cassette di quando lui giovane muoveva i primi passi nel mondo del Ju-Jitsu. Purtroppo, per problemi tecnici, non è stato possibile visionarle. Poi, l’arrivo del Presidente Bertoletti anche lui presente per la lezione del giorno dopo, ci ha dato l’opportunità di manifestare ai presenti la grande amicizia e stima reciproca con un caloroso ennesimo abbraccio con annesse pacche sulle spalle. Successivamente il Soke, ci ha accompagnati in albergo per darci l’appuntamento per la serata.
a cena con il Soke Clark, Beryl, Matthew Rinaldi, il Presidente Internazionale Giacomo Spartaco BertolettiLa cena, appena fuori Liverpool, si è svolta in compagnia di amici e dei due rappresentanti mondiali e la partecipazione del DT Israeliano Amir Barnea.
Una serata dove Robert Clark, ha elargito come sempre grandi esempi di vita pescando dalla sua inesauribile esperienza, motivo di profonde riflessioni. Nel tornare all’albergo dentro di noi quelle parole riecheggianti scavavano in fondo, lasciando un sapore di totale condivisione.

Adriano Busa', Enrico Vignali, Andrea Colombini a cena con da sinistra a destra: Amir Barnea, Giacomo Spartaco Bertoletti, Soke Clark, Beryl, Matthew RinaldiPoi, nella solitudine delle lenzuola, fissando il soffitto, quelle parole hanno avuto modo di poter filtrare attraverso le grinze più impervie della nostra mente e del nostro cuore, facendoci meditare ulteriormente e addormentare dopo una giornata interminabile ma ricca sotto vari punti di vista.

Il giorno dopo, fatta colazione a base di “uova e bacon”, Soke Clark ci ha prelevati e condotti alla sede tecnica mondiale per il corso di aggiornamento. All’entrata, visi più o meno conosciuti compresi gli amici di sempre e alcune delegazioni di altre nazioni. La lezione si è svolta con la dimostrazione da parte del Maestro delle sue straordinarie doti tecniche, accompagnate dal sapore imprescindibile dei suoi insegnamenti filosofici, parte integrante e fondamentale del metodo Wjjf. Lo sviluppo della tecnica non è niente se non è associato all’analisi approfondita delle nostre più intime proprietà, le quali determinano lo sviluppo, lo stop o addirittura la regressione nel cammino di un buon atleta di Ju-Jitsu. Infatti è decisivo per chi svolge il compito di insegnamento, carpire nell’allievo nelle sue difficoltà i punti deboli per aiutarlo a trasformarli in autentici punti di forza. “Il Ju-Jitsu è solo un mezzo” appunto. Un mezzo per arrivare a se stessi.

Enrico Vignali e Andrea Colombini davanti all'ufficio del Soke ClarkIl corso di aggiornamento si è concluso con tecniche a terra, studiando vari attacchi e relative difese facendo assaporare ai presenti concetti e aspetti singolari, analizzando la dolce arte da più angolazioni.

Durante la lezione guardavo gli occhi illuminati del Maestro Clark e scorgevo in un uomo di profonda esperienza, la soddisfazione per l’elevato livello tecnico espresso da tutti i presenti, e il compiacimento nel vedere tante persone diverse tra loro, per nazionalità, cultura, livello sociale, accumunate dal suo metodo di difesa personale. Persone che nel corso più o meno lungo della loro vita di atleta, hanno condiviso e condividono in pieno, principi e valori espressi dal Maestro di tutti i Maestri. Uno sguardo che difficilmente scorderò.

Alla fine, la consegna dei diplomi da parte del mitico Presidente Internazionale Bertoletti ha scandito la fine della lezione durata tantissimo. Guardandomi intorno a partire dai miei compagni fino all’ultimo istruttore sono rimasto impressionato dai “Ghi” che avevano cambiato letteralmente colore diventando di un blu scuro per colpa del sudore. Praticamente da strizzare. Foto ricordo con nuovi e vecchi amici e tutti a fare la doccia.

i commissari tecnici nazionali durante il masterclass svoltosi a Liverpool al quartier generale WjjfAndare ad allenarsi a Liverpool è sempre una grande emozione, ma la ricchezza interiore che si può sperimentare va al di là di ogni pensiero e immaginazione. Tanti anni di duro lavoro e di sacrifici, vengono ampiamente ripagati dal rapporto di stima creato con il fondatore della Wjjf e la sua particolare considerazione e rispetto, per un gruppo unito di persone che stanno lavorando insieme a lui, a duemila chilometri di distanza, per trasmettere ad altri la propria conoscenza e per metterli in condizione di praticare la loro.

Ognuno di noi, la stessa esperienza la vive in maniera diversa perché siamo diversi, ma alla fine, lo siamo meno di ciò che crediamo. Comunque sia, che si tratti di vita o di Ju-Jitsu, se affrontiamo tutto con estrema umiltà, sapremo trarre i giusti insegnamenti per migliore noi stessi e aiutare gli altri a migliorarsi.

“Un obbiettivo è solo un punto di arrivo,
il vero risultato è abbattere i propri limiti.”  - Adriano Busà

M° Adriano Busà 5° Dan
Presidente Nazionale Wjjf Pma Italia

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