È passato molto tempo da quando vidi la prima “Blu Jacket” che insegnava Ju-Jitsu nella palestra di Firenze a tre allievi. Esattamente venti anni fa.
Fu amore a prima vista per chi come me ha sempre avuto le arti marziali nel sangue iniziando a praticare Judo alla tenera età di undici anni. Eppure quelle tecniche non raffinate come oggi mi incantarono e sentii dentro il mio cuore che era l’arte marziale giusta, quella che fino a miei ventuno anni non avevo ancora trovato nei vari dojo a cui mi ero rivolto per poter coltivare questa mia grande passione. Il Kung Fu, il Karate, il Pugilato, grandi discipline ma non mi davano la piena soddisfazione interiore, non mi convincevano, il Ju-Jitsu… subito!
Da allora ne ho vissuto di esperienze, i primi stage in giro per l’Italia come cintura bianca, devo ammettere che non ci capivo granché, ma penso fosse normale anche perché all’epoca c’era un grande fermento nella Wjjf, si stava espandendo ed era nel pieno della sua ascesa anche all’estero. Non dimenticherò mai il primo stage internazionale con Soke Clark e Alan Campbell nel 1992. Mi incantarono i loro movimenti, la loro precisione, la loro potenza. Un carisma quello del Soke incredibile, che mi fece fare un balzo in avanti nella mia determinazione nel continuare la pratica.
E di volta in volta, di stage in stage, questa passione si trasformò in una parte importante della mia vita, fino alla cintura nera. Pensavo, come fanno molti che fosse un traguardo che dava in una qualche maniera un colpo netto col passato trasformandomi in qualcuno che oramai avesse poco da imparare. Mi sbagliavo di grosso. Il Ju-Jitsu iniziava proprio in quel momento.
Da quel momento fui rapito dalla maturazione che imponeva il mio livello addentrandomi in un percorso interiore fatto di insegnamento e apprendimento in contemporanea, ben presto capii che per insegnare dovevo necessariamente continuare ad imparare.
Attraverso anche i miei amici che nel corso degli anni mi hanno accompagnato in questa esperienza di vita e che li ho visti abbandonare, ritornare, smettere. Eppure è grazie a loro se oggi sono quel che sono, grazie alle centinaia anzi migliaia di volte che ci siamo confrontati sul tatami assimilando la tecnica e forgiando il carattere.
Oggi la realtà del mio Ju-Jitsu è molto diversa da allora ma in realtà anche quella degli altri. Prima la pratica avveniva in contesti più familiari oggi invece ci sono i grandi stage con centinaia di partecipanti in un ambiente coreografico importante che esprime l’importanza, il prestigio e l’imponenza della nostra organizzazione. Il mio ruolo all’interno della federazione si è tramutato pian piano fino ad arrivare a diventare il primo punto di riferimento della Wjjf Pma Italia svolgendo questo ruolo come sempre con semplicità e umiltà, mettendomi a disposizione degli altri.
La World Ju-Jitsu Federation può vantare oggi di avere in Italia una federazione che ha assimilato in pieno la sua filosofia e che la rappresenta in maniera ufficiale e fedele, attraverso un gruppo di persone che dopo venti anni ancora cooperano insieme con rispetto reciproco e impegno, confermando lo strettissimo rapporto con la sede mondiale di Liverpool. Questo è l’autentico spirito Wjjf. Ed è proprio per questo che abbiamo festeggiato a fine novembre questa ricorrenza con uno stage nazionale a cui hanno aderito allievi da tutta Italia, con un numero impressionante di partecipanti, presso il palazzetto dello Sport del CUS di Pisa. Una kermesse di centinaia di atleti tra adulti e junior dove lo spirito della Wjjf ha amalgamato le varie anime come ci ha insegnato il Soke Clark attraverso questa meravigliosa arte che il maestro di tutti i maestri ha saputo rielaborare, facendo incantare generazioni e paesi interi. Ma non solo. I festeggiamenti sono continuati fino a tardi e vorrei sottolineare l’impegno e il sacrificio di chi ha organizzato con me l’evento serale a conclusione di una straordinaria giornata, ma anche quello di tutti i partecipanti alla cena di Gala che con impeccabile rispetto e attenzione hanno ascoltato e rivissuto emozionandosi i momenti salienti dalle nostra e loro vita. Una giornata particolarmente intensa sotto un profilo più umano che marziale.
Colgo l’occasione per ringraziare dal profondo del cuore il Soke Robert Clark per gli insegnamenti tecnici e per lo sviluppo personale di questa splendida disciplina e per tutti i valori umani che ci hanno formato. Il Presidente Internazionale Giacomo Spartaco Bertoletti per il suo sostegno, il suo apporto alla costruzione della nostra federazione e ad entrambi, per la vicinanza, la fiducia e la stima nei nostri confronti che si sono manifestatate nei momenti più importanti della nostra vita marziale, credendo in noi dandoci l’appoggio e il supporto necessario. Grazie infinite.
Un caro saluto finale e un caloroso ringraziamento ai festeggiati del ventennale “1991-2011” che con la loro amicizia, il loro calore, la loro energia, danno un senso ad un qualcosa che altrimenti sarebbe freddo, spento e senza emozioni. M° Andrea Colombini, M° Enrico Vignali, M° Guido Nicoli, M° Massimiliano Maltagliati, M° Mirko Di Cristofaro… a voi tutti grazie e un forte abbraccio.
M° Adriano Busà Presidente Nazionale Wjjf Pma Italia