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“Un uomo chiamato Ju-Jitsu”

In ricordo di soke robert Clark foto di gruppo dello stage

Wjjf Soke Robert ClarkSenza ombra di dubbio questo è l’articolo più complicato di cui mi sono dovuto occupare. Non voglio scriverlo come un classico resoconto di un fine settimana vissuto con gli inglesi, ma raccontarvi oltre, raccontare di un uomo, di ciò che ha realizzato, e di cosa ha lasciato in tutti noi.

È davvero toccante e difficile descrivere tre giorni passati tra esami e stage senza la forte presenza del Soke Clark. Comunque cercherò di fare del mio meglio e mi scuso già da adesso con il lettore se non sarò bravo nel trasformarlo in parole.

A farla da padrone nel fine settimana tra il 20 e il 22 Aprile come è facile comprendere sono state le emozioni e quelle strane sensazioni provate dai ricordi, dagli abbracci, dalle mancate presenze e  dagli occhi. Già, proprio quegli occhi che si incrociano all’albergo quando la commissione inglese arriva a Pisa accompagnata dal presidente internazionale Bertoletti e da un grande amico, Stefano Draghi. C’erano tutti. Tutti, tranne quelli dall’inconfondibile colore azzurro-verde così profondi e carismatici da poterci vedere dentro la sconfinata conoscenza di un uomo che ha trasformato, anzi oserei dire stravolto il Ju-Jitsu.


Il Desk Wjjf Pma ItaliaLa prima emozione. Il primo caloroso abbraccio con Beryl, la compagna dello scomparso Soke, dopo il tragico evento. Un abbraccio consumato in un rispettoso silenzio, privo di qualsiasi parola che sarebbe stata fuori luogo. Un abbraccio nella più completa condivisione di un dolore che ad ognuno ha colpito in profondità il cuore in maniera diversa, letto attraverso un semplice sguardo, proprio in quella dimensione libera dai vincoli del linguaggio dove le anime si trovano faccia a faccia e riescono a dialogare aldilà di qualsiasi nazionalità si appartenga.


Una fase del riscaldamentoTutto lì, in una energica, lunga, silenziosa stretta: il rispetto, il dolore, la partecipazione, la condivisione, la speranza, ma anche la forte determinazione nel voler proseguire il cammino positivo del Maestro, proprio come lui ha prepotentemente voluto prima di lasciarci, dando incarico a Matthew Rinaldi di portare avanti il suo ideale di Ju-Jitsu, il suo stile. Una decisione tutt’altro che spiazzante, pienamente approvata e condivisa dalla Wjjf Pma Italia e dai suoi vertici, perché il Soke sapeva sempre qual’era la cosa migliore da fare, e se la sua volontà è stata questa, noi rispettosamente con onore la sosterremo fino in fondo, come sempre.

I vertici WjjfCredo sia normale che quando viene meno una figura di questo spessore anche gli stage e gli esami assumino un sapore diverso, ma come si dice, “The show must go on”. D'altronde nella vita tutto cambia niente rimane immutabile. E così come nella vita, è arrivato per la più grande federazione di Ju-Jitsu del mondo il momento di evolversi. Da parte nostra, confidiamo nella guida del nostro presidente internazionale e nell’insostituibile Beryl, che in tutti questi anni hanno rappresentato l’anima della Wjjf e non solo quella organizzativa e faremo la nostra parte.

Tutti e Matthew RinaldiMa in fondo cosa è cambiato?
Forse noi. Non certo ciò che ci circonda.
È vero sentiamo un grande vuoto ma cosa ci possiamo fare, fa parte della vita no? E allora accettiamola questa vita, proprio come il Ju-Jitsu accetta l’attacco dell’avversario per restituirgli la sua aggressività.
Accettiamola e trasformiamola in un fatto positivo.

Già. Che cosa c’è di positivo nella morte di una persona? Sicuramente ciò che è stato per noi, ciò che rimarrà nel nostro cuore, nella nostra mente. Il Soke Clark ci ha insegnato i valori della abnegazione e della solidarietà, così come ci ha trasmesso la passione per il suo Ju-Jitsu che in un modo o in un altro lega tante anime diverse con tanti punti di vista diversi. Eppure il comun denominatore è lo stesso. Lui, il Soke, lui, il Ju-Jitsu. Retoricamente possiamo dire che “muore l’uomo e non i suoi ideali”, sta a noi, adesso portarli avanti con forte determinazione e coesione con Liverpool e con i suoi vertici, che poi, se ci pensiamo bene sono sempre gli stessi di prima. E allora cosa è veramente cambiato?  Forse davvero noi, induriti nella nostra apertura mentale a tenuta stagna, che non sappiamo accettare il fatto che la morte è parte integrante di quel meraviglioso e doloroso cammino chiamato vita. Fa parte di essa, in maniera imprescindibile, è un appuntamento obbligatorio e come tutti i momenti della nostra esistenza deve essere vissuto con serenità, vissuto come un passaggio ad una vita diversa e non come la fine di tutto.

Adesso tocca a noi, a tutti noi, a tutti coloro che hanno approvato la filosofia del Maestro e che ora devono dimostrare davvero che ciò in cui hanno creduto, ci hanno creduto davvero.

Wjjf Stage in ricordo di clark - gruppo dei bambini junior

Non c’è nazione, non c’è città, non esiste luogo in cui non si possa far conoscere ed appassionare al Ju-Jitsu. “Il Ju-Jitsu è solo un mezzo” diceva. Allora, continuiamo la nostra esperienza nello straordinario mondo della dolce arte cercando di dare la possibilità anche ad altri di conoscere un grande uomo. Un uomo che ha scritto una delle pagine più belle e importanti della storia delle arti marziali. Con semplicità, proprio lì sul tatami, senza troppe parole, lasciandolo agire, lasciando che si racconti da solo attraverso le sue tecniche, attraverso il suo Ju-Jitsu, attraverso di noi… ora, nel futuro e in ogni luogo.

Grazie per tutto caro Maestro Clark, custodiremo gelosamente la tua presenza nei nostri cuori. Onore e rispetto. Ossss!!!!!


M° Adriano Busà
Presidente Nazionale
Wjjf Pma Italia



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