LA KATANA

KATANA
La katana (刀) è la spada lunga giapponese. Anche se molti giapponesi usano questa parola per indicare genericamente una spada, il termine Katana (o più precisamente uchigatana) si riferisce ad una specifica spada a lama curva e a taglio singolo usata dai samurai. Nonostante permettesse efficacemente di stoccare, veniva usata principalmente per colpire con dei fendenti, impugnata ad una o due mani. 

Quest'ultima diventò la maniera più comune, sebbene Musashi Miyamoto, nel Libro dei Cinque Anelli, raccomandasse la tecnica a due spade, che presupponeva l'impugnatura singola. Veniva indossata con la parte concava della lama rivolta verso il basso, in modo da poterla sguainare velocemente con abili movimenti. L'arma era portata di solito dai membri della classe guerriera insieme al wakizashi, o spada corta. La combinazione delle due spade era chiamata daisho, e rappresentava il potere o classe sociale e l'onore dei samurai, i guerrieri che obbedivano al daimyō (feudatario). Più precisamente la combinazione daishō era costituita fino al XVII secolo da tachi e tanto, e solo in seguito da katana e wakizashi


 

STORIA
La produzione di spade in ferro inizia in Giappone alla fine del IV secolo. Le katana comincianoad apparire intorno alla metà del periodo Muromachi (1392-1573). Nel successivo periodo Momoyama (1573-1614) si realizza un grande sviluppo sia tecnologico che estetico. Con l'epoca Tokugawa (1603-1868) le lame di lunghezza superiore ai 2 shaku (60,6 cm) furono riservate ai samurai e vietate a tutti gli altri cittadini.

 

Dopo la restaurazione imperiale del periodo Meiji

(1868-1912), con l'editto Haitorei del 1876, venne

dichiarata estinta la casta dei samurai e quindi

il portare in pubblico il Daisho, loro simbolo sociale.

Con quest'atto (1876) termina la grande fioritura

dell'arte della forgiatura delle spade. La produzione riprende in sordina con l'era Taishō ma ormai solo per preservare le tecniche costruttive che per effettiva necessità. Negli anni della seconda guerra mondiale la produzione raggiunge numeri rilevanti ma la qualità è ben lontana da quella degli anni d'oro. Dal dopoguerra la produzione muta orientamento riprendendo la migliore tradizione. In epoca contemporanea, grazie anche all'impulso di un collezionismo attento e appassionato, in Giappone e all'estero, si ritorna a produrre pezzi di grande pregio. Nel contempo i pezzi creati da grandi maestri del passato, ma anche di quelli contemporanei, raggiungono quotazioni elevatissime. Da quando l'arte della pratica nell'uso della spada per i suoi scopi originari è diventata obsoleta, il kenjutsu viene sostituito dal gendai budo, moderni stili di combattimento per altrettanto moderni combattenti. L'arte di usare la katana si chiama iaido, battōjutsu o iaijutsu, mentre il kendo è una scherma praticata con la shinai, una spada di bambù, in cui i praticanti sono protetti dal tipico elmetto e dall'armatura tradizionale. 

MORFOLOGIA 
La montatura della katana è costituita da impugnatura (tsuka), elsa o guardia (tsuba) (鍔) e fodero (saya) (鞘) . L'impugnatura in legno era ricoperta di pelle di razza (same), rivestita con una fettuccia di seta intrecciata (tsukaito); tra i vari intrecci del cordone di seta, trovano posto degli ornamenti di svariate fogge (menuki) questi potevano poi
   trovarsi  anche  sulle  impugnature   rivestite  di altri 

materiali. Il fodero era realizzato in legno di magnolia laccato. La tsuba,

posta tra il manico e la lama per evitare le lesioni alle

mani   da  scivolamenti  sulla  lama,   era   metallica,

finemente intagliata, spesso un'opera d'arte. TsubaLa lama

vera  e  propria  invece  si  divide  in  codolo (Nakago),

corpo della lama  e  punta (Kissaki).  Vista  invece dal

dorso al tagliente la  lama si divide in: Mune: il dorso

della lama. Può essere  distinto  in vari  tipi:   Hikushi

'basso',  Takashi  'alto',  Mitsu 'a  tre  lati',  Hira  o 

Kaku  'piatto',  Maru  'arrotondato';   shinogi-ji: il

primo dei due piani che formano la guancia della

lama, lucidato a specchio. Su di esso di possono trovare profonde incisioni longitudinali, solitamente sul primo terzo della lama, rappresentanti disegni (horimono) o caratteri sanscriti (bonji). Sempre su di esso può essere presente un solco da entrambi i lati (Hi) il cui fine principale è l'alleggerimento ed un ulteriore bilanciamento della lama; Shinogi: Linea di divisione tra i piani. Nella forma di lama denominata shinogi-zukuri, dopo il cambio di piano del kissaki determinato dalla linea di yokote, lo shinogi prende il nome di ko-shinogi; Il secondo dei due piani che formano la guancia della lama (Hira), non lucidato per permettere la struttura della lama (Hada); Linea di tempra (Hamon) Parte temprata ed affilata (Ha 

PROCEDIMENTO COSTRUTTIVO 

La katana veniva forgiata alternando strati di ferro acciaioso, con percentuali variabili di carbonio. L'alternanza di strati di acciaio dolce e acciaio duro le conferiva la massima resistenza e flessibilità. Si partiva da un blocchetto di ferro (tamahagane) che veniva riscaldato e lavorato mediante piegatura e martellatura. Le piegature successive producevano  un  numero  di  strati  molto  elevato:  poiché

ad ogni piegatura il numero degli strati veniva raddoppiato,

con la  prima  piegatura  da 2 strati se ne ottenevano 4, con

la  seconda  8 e così via.  Alla  fine  della  lavorazione,  dopo

15  ripiegature,  si  arrivava  a 32.768.  Ulteriori ripiegature

erano  considerate  inutili  in  quanto  non  miglioravano le

caratteristiche finali.

Successivamente  veniva  definita  la  forma  generale della

lama:   la  lunghezza,  la  curvatura,   la  forma  della  punta

(kissaki).  Il filo veniva indurito mediante riscaldamento e 

 successivo  raffreddamento  in  acqua   (tempra).  La lama

veniva poi sottoposta ad un lungo procedimento di lucidatura eseguito con pietre abrasive di grana sempre più fine. L'ultima finitura era eseguita manualmente con particolari barrette di acciaio. Tutto il procedimento veniva effettuato in modo da esaltare il più possibile le caratteristiche estetiche della lama.

Il procedimento costruttivo tradizionale viene ancor oggi tramandato di generazione in generazione, dal Mastro forgiatore all'Allievo forgiatore. La tecnica di forgiatura prevede generalmente le seguenti fasi:

  1. preparazione dei materiali per la fusione: grande quantità di carbone, ciotola di pezzi di ferro sminuzzato e ciotola di minerale di ferro

    1. fusione: in una fornace di piccole dimensioni, all'aperto o nella fucina

    2. raccolta del pezzo d'acciaio di fusione in una ciotola apposita

    3. trasformazione del pezzo di fusione in un blocco approssimativamente cubico d'acciaio

  2. pulizia delle crepe e delle irregolarità:

    1. il blocco cubico grezzo viene sottoposto a pulizia

    2. viene forgiato e trasformato in un parallelepipedo, contenente ancora molte crepe e sporgenze irregolari

    3. viene ulteriormente forgiato e sezionato a metà

    4. questo processo viene ripetuto da quattro a otto volte, prima che il pezzo d'acciaio sia pulito e utilizzabile

  3. forgiatura:

    1. il parallelepipedo d'acciaio viene sottoposto a forgiatura, portandolo al calor rosso e battendolo, piegandolo e ribattendolo decine di volte, come spiegato sopra, fino ad ottenere una stratificazione dell'acciaio, chiamata (in Europa) damasco (perché i primi ad aver fatto spade di questo tipo sono stati gli arabi nel Medioevo). Questa stratificazione è necessaria per rendere la lama flessibile ma nel contempo molto dura, addirittura così dura da non intaccarsi nemmeno con fendenti di lama su corazza o su altra spada. L'estrema durezza permette inoltre di affilare un filo molto fine e quindi molto tagliente senza renderlo troppo fragile.

  4. forgiatura finale:

    1. per ottenere la forma finale della spada, si uniscono due pezzi d'acciaio damascati, formando un'anima interna, un filo e un dorso esterni

  5. tempratura:

    1. dopo che il dorso è stato parzialmente ricoperto d'argilla la lama viene portata al calor rosso, poi viene immersa in acqua tiepida circa a 37° Centigradi. Questa tempratura differenziata permette di ottenere un dorso più flessibile ed un filo più duro.

  6. molatura:

    1. sgrezzatura o prima molatura

    2. seguono almeno quattro gradi di pulitura usando mole sempre più fini, in Occidente a macchina e in Oriente a mano

    3. affilatura finale

A questo punto la lama é finita e si provvede ad immanicarla e a darle un fodero di legno di vari tipi e qualità. Anche qui é presente tutto un lavoro artigianale specialistico, del quale i punti più importanti sono:

  • il mekugi ana un piccolo foro nel corpo (nakago) della spada, nel quale si fissa un piccolo cono di legno, chiamato caviglia (mekugi) che fissa il corpo della spada al manico.

  • la fettuccia (tsuka-ito)con la quale si avvolge l'impugnatura, sia per fissare la caviglia, sia per avere una migliore presa che per l'assorbimento del sudore.

Il codolo (nakago), cioè la parte terminale, veniva rifinito con colpi di lima disposti in varie forme a seconda delle scuole e delle epoche.

Il particolare tipo di tempratura "differenziata", tra dorso e filo, produce una linea di colore leggermente diverso sul tagliente, detta Hamon La forma dell'Hamon costituisce un segno identificativo, per un occhio esperto, dell'epoca della lama e dell'autore Mastro fabbro. Riportiamo per esempio alcuni tipi di Hamon, dei quali alcuni chiamati con nomi fantasiosi:

  • Ko-midare, dritta frastagliata piccola, tipica dell'era Heian (987-1183)

  • Sugu-ha, dritta, tipica dell'era Kamakura (1184-1231)

  • Notare-ha, finemente ondulata, Era delle Dinastie Nordiche e Meridionali (1334 -1393)

  • Hitatsura, pieno, Era delle Dinastie Nordiche e Meridionali (1334 -1393)

  • Midare-ha, non dritta, Era del Periodo di Mezzo Muromachi (dopo il 1467)

  • Gonome-ha, ondulata largheggiante come le nuvole, Periodo di Koto (circa 1550)

  • Kiku-sui-ha, a fiori di crisantemo che galleggiano sull'acqua, che i francesi chiamano extremement alambiquè, perché è simile ai vapori che si producono nell'alambicco Primo Periodo dell'Era di Edo (1600)

  • Sambon-sugi-ha, raffigurante gruppi di tre abeti, ove il centrale è più alto degli altri due, periodo Edo (1688-1704)

  • Toran-ha, ondulato come le onde dell'oceano, Periodo Finale di Edo (1822)

Kissaki

La parte di Hamon visibile sulla punta della lama (kissaki) si chiama bōshi.
Vi sono più tipi di bōshi :

  • Kaen boshi, a forma di fiamma, Era Hogen (1156-1159)

  • Jizo boshi, a forma di testa di prete, Era Hogen (1156-1159)

  • Kaeri tsuyoshi boshi, solo sul dorso della punta, rivoltato, Primo Periodo Kamakura (1170-1180)

  • Ichimai boshi, area della punta interamente temprata, Periodo Kamakura (1170-1180)

  • Yaki zumete boshi, attorno al filo della punta, che termina sul dorso senza Kaeri, Periodo Meiji (1868-1912)

  • Mru boshi, a forma di gruppo di persone

  • Midare boshi area temprata irregolarmente, Era Hogen (1156-1159)

I primi forgiatori di spada giapponesi erano monaci buddhisti Tendai o monaci di montagna guerrieri chiamati Yamabushi. Avevano conoscenza vastissime per la loro epoca e il luogo in cui vivevano: erano alchimisti, poeti, letterati, invincibili combattenti e forgiatori di lama.
Per loro la costruzione di una lama costituiva una vera e propria pratica ascetica. Erano talmente temuti che venivano considerati fantasmi e nessuno osava disturbarli.

CURA E CONSERVAZIONE DELLA KATANA 
La cura e la conservazione della katana segue le stesse regole generali che si applicano nel rituale del tè o nella calligrafia o nel bonsai o nell'arte di disporre i fiori (Ikebana). Dopo aver smontato la lama dal Koshirae la si cosparge con una polvere ricavata dall'ultima pietra utilizzata per la politura (Uchigomori) tramite un tamponcino. Successivamente, usando della carta di riso piegata tra pollice ed indice, si rimuove la stessa con un movimento dal nakago al kissaki pinzando la lama con il mune verso la mano. Successivamente con un altro panno leggero (o sempre con carta di riso) imbevuto parzialmente di olio di garofano raffinato si passa di nuovo tutta la lama con lo stesso movimento utilizzato per rimuovere la polvere di uchigomori. La prima operazione rimuove tracce di ossidazione e grasso lasciato dalle dita durante il rinfodero, la seconda operazione invece serve per evitare ossidazioni successive. In montature utilizzate per l'esposizione si può notare un nodo caratteristico più o meno complesso attorno al kurikata fatto con il sageo.

LEGGENDA DELLE KATANE DI IEYASU TOKUGAWA
Gira la leggenda che lo shogun del periodo edo Tokugawa Ieyasu in punto di morte (1616) abbia ordinato ai suoi servitori di gettare in mare tutte le sue spade, in quanto credeva che una volta unificato il Giappone non ci sarebbe più stato bisogno di strumenti di morte. Da fonti storiche sappiamo che il 3 giugno 1616 ovvero 2 giorni dopo la morte del ex shogun e dopo le sue cerimonie funebri, 4 dei suoi figli tra cui il suo successore Tokugawa Hidetada rivendicarono il diritto alle armi, mentre la rimanente prole si oppose nel voler rispettare la volontà del defunto padre. Le controversie durarono anni fin quando Hidetada stesso riuscì, in gran segreto, ad impossessarsi delle spade e tenne tutti all'oscuro per diversi anni. Quando ,giunto anche lui nei suoi ultimi giorni di vita, affidò le lame a Hochiro Magoichi famoso fabbro e produttore stesso di molte katane appartenute al padre. Questa eredità (si parla all'incirca 210 lame) passò negli anni seguenti all'allora imperatore Meisho, fonte del valore simbolico che avrebbero avuto nelle mani dell'imperatore, ma andarono perse anche da lui per cause ancora sconosciute. Così si andò a creare una sorta di leggenda sulle lame dei Tokugawa, la quale diceva che chiunque riusciva a possedere anche una sola di quelle spade, nel giro di cinque anni le avrebbe perse, come se lo stesso fantasma di Ieyasu tornasse la notte a prendere ciò che era suo di diritto.

La  famiglia  dell'attuale  imperatore  Akihito ne

possiede  ben  13,  delle  altre  si  sa  ben  poco  a

parte  una  ventina  che  sono  possedute da vari

collezionisti  sparsi  per il mondo.  Queste spade

sono di un valore inestimabile sia per i trascorsi

storici ,che ne fanno da padrona, e sia per la loro

estrema qualità dei componenti

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